Perché il rame è sottovalutato (e perché io lo prendo sul serio)
Dettaglio macro di un art object in rame a forma di felce: superficie irregolare e texturizzata, con una felce verde con spore gialle sullo sfondo. Atelier delle Cose Vive di Natasha Lume.
Il rame è uno dei materiali più presenti nella storia umana e, allo stesso tempo, uno dei più sottovalutati nel presente.
Non parlerò di esoterismo o “proprietà curative”. Parlerò di fatti: storia, materia, uso, percezione. E del motivo per cui io, come artista, ho scelto di portarlo in un campo più alto: quello degli art objects.
Il rame: uno dei primi metalli dell’umanità
Il rame è stato tra i primi metalli lavorati dall’uomo perché, a differenza di altri, si trova anche in forma nativa e si lascia modellare con strumenti semplici. È un metallo “accessibile” nel senso storico del termine: ha permesso alle persone di passare dalla pietra a una materia che si poteva trasformare, rifondere, riparare.
Non è un dettaglio: un materiale che può essere rifuso e riformato cambia il modo in cui una cultura costruisce oggetti, strumenti, simboli.
Cosa si è fatto con il rame (senza romanticismi)
Con il rame si è fatto di tutto: utensili, monete, elementi architettonici, leghe, decorazioni, oggetti rituali, sculture. E soprattutto: il rame è alla base del bronzo (rame + stagno), che ha segnato un’epoca intera.
Il rame non è “un metallo minore”. È una radice.
E poi c’è un fatto moderno che spesso dimentichiamo: il rame è fondamentale per la vita contemporanea perché conduce bene l’elettricità e il calore. Gran parte del mondo che consideriamo “moderno” vive anche grazie a questo materiale.
Proprietà reali: perché è una materia interessante per un artista
Il rame ha caratteristiche che, per me, sono artistiche prima ancora che tecniche:
malleabilità e duttilità: si lascia formare, ma non diventa anonimo
superficie viva: ossida, cambia tono, sviluppa patine
colore non neutro: caldo, terrestre, intenso
memoria del gesto: segna il lavoro della mano, non lo cancella
Molti materiali artistici sono amati proprio perché reagiscono: l’argilla cambia in cottura, il marmo cambia con la luce, la pittura cambia con la stratificazione. Il rame fa lo stesso: non resta “fermamente uguale”.
Perché oggi il rame è sottovalutato
Secondo me il rame è sottovalutato per tre motivi molto pratici:
È troppo presente: lo trovi nei cavi, negli impianti, negli oggetti tecnici. Questo lo spinge verso la categoria “materiale funzionale”, non “nobile”.
Si trasforma: scurisce, ossida, cambia. Chi cerca un oggetto immobile lo vive come “difetto”.
È stato raccontato male: spesso viene venduto come alternativa economica ad altri metalli, invece di essere presentato come linguaggio autonomo.
Il risultato è un paradosso: un materiale storico e fondamentale viene percepito come secondario, proprio perché è reale e non finge.
Il mio gesto: portare il rame nel campo degli art oggetti
Io lavoro con il rame non come “metallo per fare gioielli”, ma come materia per creare art objects.
Per me il rame sta nella stessa famiglia culturale di:
marmo (scultura)
argilla (forma + fuoco)
pigmenti (strati, tempo, luce)
legno e pietra (materia che porta memoria)
Il punto non è “prezioso” vs “non prezioso”. Il punto è: che tipo di presenza costruisci con quella materia.
Io porto il rame più in alto così:
non lo maschero, lo metto al centro
accetto patina e trasformazione come biografia della superficie
costruisco forma e struttura perché l’oggetto abbia peso e durata
cambio la categoria: non “ornamento”, ma arte indossabile / art object
Quando cambi contesto, cambia valore. Un materiale non è alto o basso per natura: diventa alto quando lo tratti con linguaggio, spazio, luce e intenzione.
Conclusione
Il rame non è sottovalutato perché “non vale”. È sottovalutato perché è troppo vero: cambia, reagisce, porta il tempo addosso.
Io lo scelgo proprio per questo. Non per farlo assomigliare a qualcos’altro, ma per farlo parlare come sé stesso.