Sostenibilità e art oggetti in rame — Natasha Lume
Dettaglio di corteccia di sughero naturale con superficie ruvida e stratificata, utilizzata nel processo di Natasha Lume (Atelier delle Cose Vive).
Io non sono “perfetta sostenibile”. Faccio scelte concrete.
Mi chiamo Natasha Lume. Lavoro con il rame e con forme organiche (foglie, semi, cortecce, conchiglie).
Non posso dire che il mio lavoro sia “a impatto zero”. Uso metallo, uso energia, uso processi tecnici. Sarebbe disonesto vendere la sostenibilità come purezza.
Quello che posso dire con certezza è questo: non faccio produzione di massa. Lavoro lentamente, in piccole quantità, e ogni pezzo è pensato davvero.
L’organico come prima materia (e i suoi limiti)
Io parto dalla natura perché lì trovo la forma. Ma l’organico non è una “scorciatoia green”.
È fragile, cambia, richiede attenzione: non tutto è adatto a diventare gioiello. A volte una forma è bellissima, ma non funziona: non regge, non si può trasformare senza perdere senso. In quei casi io non forzo.
Per me sostenibilità è anche questo: accettare che non tutto diventa prodotto.
Un pezzo unico non è marketing: è come lavoro
Io non ripeto la stessa cosa in serie. Non perché “fa più lusso”, ma perché non avrebbe senso con la materia che uso.
Ogni foglia è diversa, ogni superficie reagisce in modo diverso. Anche quando provo a rifare un’idea, il risultato cambia.
Quindi sì: la maggior parte dei miei lavori è one of a kind.
“Alzare il rame di livello”: cosa significa davvero
Io dico spesso che voglio portare il rame più in alto. Ma non intendo magia o narrativa. Intendo cose molto pratiche:
non nascondo il rame: lo metto al centro
lavoro la superficie per farla diventare tattile, non “piatta”
tratto il pezzo come un piccolo oggetto d’arte, non come bigiotteria
costruisco forme che hanno peso visivo, equilibrio, presenza
Il valore cresce quando il rame non è “materiale economico”, ma linguaggio.
E quando il metallo non è solo colore, ma struttura e durata.
Resistenza: faccio il possibile, ma ci sono regole
Il rame può essere resistente, sì — se lo spessore e la struttura sono corretti.
Ma è anche vero che il rame si segna, si muove, vive. Io non prometto “sempre come nuovo”. Prometto che progetto per l’uso reale e che scelgo soluzioni solide.
E la patina? Cambia. A volte si stabilizza, a volte evolve. Io lo considero parte del pezzo, ma non tutti lo amano. Questo è un fatto.
Sostenibilità per me = meno quantità, più intenzione
Non faccio grandi stock. Questo riduce sprechi e mi obbliga a lavorare con precisione.
Il mio ritmo è semplice: una forma → un progetto → un pezzo.
Non è efficiente come una fabbrica. Ma è coerente con quello che sono: un’artista che lavora con rame e natura.
Se ti interessa un gioiello che sembri vivo, non seriale, con materia reale e segni di mano — allora probabilmente ci incontriamo qui.