Luogo e materia (Natasha Lume)
Marmo, ombre, costa: la Toscana cambia il mio occhio, poi cambia il rame.
Versilia: dove il paesaggio entra nel mio lavoro.
Mi chiamo Natasha Lume e i miei art oggetti in rame nascono in Versilia, in Toscana: un luogo dove il mare e le montagne stanno vicinissimi, quasi senza distanza.
Qui la luce cambia in fretta: al mattino è aperta e salina, nel pomeriggio diventa più densa, e a volte il cielo si chiude di colpo. Io lavoro dentro questi cambiamenti. Il mio ritmo non lo decide il calendario, lo decide il luogo.
Io non cerco “materiali”: cerco forme.
Io non parto da un progetto astratto. Io cammino, guardo, raccolgo con attenzione.
Cerco forme organiche: una foglia con un bordo spezzato, un seme levigato, una corteccia con una trama che sembra già una mappa. A volte trovo una forma in un minuto, a volte torno nello stesso posto più volte e non prendo niente.
Non è romantico: è selezione. Non tutto è adatto. Non tutto “regge”. E io non forzo.
Mare e montagne: la mia doppia grammatica.
La Versilia mi dà due alfabeti diversi nello stesso giorno.
Il mare: sale, vento, superfici lisce e consumate. Mi insegna l’essenziale, la pulizia delle linee, la calma.
Le Alpi Apuane: roccia, tagli, ombre, verticalità. Mi portano verso la scultura, la tensione, la materia più dura.
Quando lavoro il rame, io tengo dentro entrambe le cose: la morbidezza del mare e l’incisione della montagna.
Il marmo e l’eco di Michelangelo.
Qui vicino c’è la cultura del marmo. E non serve “citare” Michelangelo per forza: lo senti comunque.
Le cave, la polvere chiara, il bianco che non è mai davvero bianco, la presenza della pietra — tutto questo influenza il mio occhio.
Io lavoro con il rame, non con il marmo. Ma il modo in cui in Toscana si guarda la materia — con rispetto, con lentezza, con artigianato vero — mi riguarda. Il marmo mi ricorda una cosa semplice: la forma non si inventa, si tira fuori.
Nessuna stagionalità: non faccio collezioni.
Io non lavoro per stagioni. Non faccio collezioni.
La natura non ha “drop” programmati, e io nemmeno. Un art object nasce quando incontro una forma che ha senso e quando ho il tempo per portarla fino in fondo.
Questo significa che il mio lavoro non è sempre “regolare”. A volte produco di più, a volte meno. È un fatto. È anche la mia coerenza.
Toscana: cultura del fare, non solo del dire.
La Toscana è piena di bellezza, ma quello che mi interessa davvero è la cultura del fare: mani, laboratori, materiali.
Io non voglio che i miei art oggetti sembrino perfetti. Voglio che siano presenti. Che il rame non sia “decorazione”, ma materia elevata, superficie viva, segno.
Il valore, per me, nasce qui: da un luogo reale, da una materia reale, da un lavoro reale.